Baba Erik. Un uomo, un sacerdote, un amico

Tanzania – Luglio 2000

Quel pomeriggio entrammo con il fuoristrada nel giardino della canonica della Parrocchia di Mkongo, dove il Vescovo di Songea ci aveva inviati. Appena entrati vedemmo un giovane uomo in piedi e con le mani in tasca; camicia rossa, pantaloni blu ci guardava perplesso ma sorridente. Era Padre Erik, sacerdote da appena quattro anni. Ci accolse con gentilezza e disponibilità come ha continuato a fare per tutti gli anni a venire sempre pronto ad ascoltarci con infinita pazienza per soddisfare ogni nostro bisogno.
Da quel giorno Padre Erik, o meglio, Baba Erik è diventato nel tempo, non solo un amico di tutti i componenti di Neema, ma un sacerdote straordinario, amato da tutti i suoi parrocchiani per i quali ha sempre una parola di gentilezza e di conforto. Chiunque abbia una necessità importante, sia essa spirituale o pratica, è certo che rivolgendosi a lui avrà buone possibilità di soddisfarla. Baba erik, con il suo carattere mansueto ma allo stesso tempo deciso, autorevole ma mai autoritario è diventato un punto di riferimento fondamentale per gli abitanti del villaggio, anche grazie all’esempio di rettitudine che sempre manifesta.
Baba Erik è da sempre il nostro tramite con la popolazione locale per la realizzazione dei nostri progetti. Grazie a questa non trascurabile mansione è diventato abile in fatto di contabilità, falegnameria, muratura, sebbene faccia riferimento a persone esperte nei vari settori e, soprattutto persone fidate. Cointestatario del conto corrente bancario dove inviamo i nostri contributi, preciso e corretto nel ricevere e nel pagare. La sua rendicontazione economica nei confronti dell’Associazione è ineccepibile.
Baba Erik, a Mkongo, ha sempre vissuto giornate pesanti poiché non si risparmia mai per nessuno: che ci sia da andare a trovare un ammalato o da benedire una croce in un altro villaggio; da comprare la carne per i suoi ragazzi della scuola VETA o da preparare due fidanzati per il matrimonio oppure da portare un defunto dall’obitorio dalla città al villaggio, o ancora da condurre la sua auto per un matrimonio mussulmano. Il tutto percorrendo strade polverose e fangose tra un villaggio e l’altro.
La sera si addormenta stanco sul suo piatto di ugali, la polenta di mais e, nel bel mezzo del sonno arriva sempre qualcuno a chiedere un consiglio.
Non si arrabbia mai se davanti a lui vede onestà, rettitudine e rispetto.

Il vero MISSIONARIO, è LUI! Tant’è che Don Bonifacio lo ha definito “un uomo angelico”.

Nel Gennaio di quest’anno Baba Erik è stato trasferito a Wino, un villaggio a 250 km da Mkongo. Il rapporto con lui è più forte che mai ma, almeno per il momento, siamo privi di un punto di riferimento in loco. Forse dal punto di vista di un occidentale la distanza può sembrare relativa, ma bisogna considerare che 250 km in Africa, in termini di viaggio, equivalgono a  2500 in Italia.
Vogliamo sperare che non incontreremo nessun ostacolo con il nuovo Parroco, sebbene il vero problema si presenta con la lingua considerando che Baba Erik parla italiano e noi non parliamo swahili. Siamo comunque fiduciosi perchè, anche in assenza di Baba Erik, con la gente del posto siamo sempre riusciti a comunicare. A gesti, con i sorrisi, spesso da anima ad anima in un linguaggio universale.
Ci aspetta dunque un problema da affrontare a breve recandoci sul posto per appurare la situazione e prendere accordi con il nuovo Parroco di Mkongo.
Nel frattempo auguriamo al nostro Baba Erik di essere accolto a Wino con lo stesso amore con il quale lui ha accolto noi.

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