Chiara Gualdani

2009- Era da tanto tempo che portavo nel cuore il desiderio di fare un viaggio in Africa, quella terra piena di colori, di paesaggi, di tradizioni. Nei mesi di gennaio e Febbraio del 2009 il mio sogno è divenuto realtà: mi è stata data da Neema l’opportunità di andare in Tanzania per svolgere il mio lavoro riguardante la tesi. La ricerca è nata con l’obiettivo di analizzare la scuola di economia domestica, presente nel villaggio di Mkongo Nakawalw e si è poi allargata all’analisi del ruolo delle donne all’interno della famiglia e del paese stesso, i contributi che esse apportano per uno sviluppo economico della Tanzania, considerando in gran misura il micro-credito ed i mercati come strategie di sviluppo in cui le donne possono assumere dei ruoli di fondamentale importanza. Durante la permanenza ho incontrato molte difficoltà soprattutto dovute alla lingua, dal momento che nel villaggio in cui operavo tutte le persone parlavano solamente swahili; per il lavoro di tesi che dovevo svolgere, facendo interviste ed imparando a conoscere tante storie di vita, il problema non era indifferente. Al contempo anche l’inserimento non è stato facile: sono società e culture totalmente diverse dalle nostre  e con valori ormai spesso da noi occidentali dimenticati; essendo poi la prima volta che ero all’estero da sola e per di più per un lungo periodo, è stato difficile per me riuscire ad orientarmi, perlomeno all’inizio. Piano piano però sono riuscita ad inserirmi all’interno della realtà africana in cui mi trovavo  e di ciò devo ringraziare con riconoscenza le donne del villaggio e le persone con cui operavo: l’incredibile accoglienza da parte della popolazione locale, gli abbracci, la tanta pazienza che hanno mostrato verso di me che non conoscevo la lingua, tutte le persone incontrate hanno favorito la mia integrazione in una terra prima di allora sconosciuta.La mia permanenza in Tanzania è durata quasi due mesi; potrebbe sembrare un periodo lungo, ma il rischio sarebbe sennò quello di vedere solo in parte cos’è l’Africa, quel continente di cui i mass media non parlano mai se no per il fattore immigrazione, quel continente fatto non solo di bambini con il pancione e le mosche negli occhi, ma un continente con la voglia di sorridere, di vivere e di essere motore del proprio sviluppo.