Enzo

Gioia Vera

Quando l’aereo ha cominciato a prepararsi per l’atterraggio, già ho provato una profonda agitazione e non era certo per la manovra, pensavo infatti che finalmente da li a poco avrei rivisto un caro volto amico, era dal luglio 2011 che non lo vedevo! Che fretta! Eccoci atterrati, le tante e pesanti valige ritirate  e…. via fuori! Eccolo, è li, Baba Erik! Finalmente un abbraccio lungo a lui e insieme a lui a tutta l’Africa e al villaggio di Mkongo, dove dopo un paio di giorni sarei arrivato. Quello non era certo l’unico motivo di gioia, essa mi accompagnava da giorni e per diversi motivi. Avere Don Roberto, il mio parroco, e anche dei giovani che venivano da una preparazione missionaria diocesana, oltre agli amici di Neema con me, era veramente il massimo. L’idea rinnovare con loro le mie esperienze rivivendo il mio primo impatto con l’Africa del 2009 mi entusiasmava. L’affiatamento del gruppo era stato istantaneo, sembrava che fossimo sempre stati insieme, che ci conoscessimo da una vita, quella vita che dopo più di mille kilometri si sarebbe integrata, direi fusa con quella di tanti altri: Gli abitanti del villaggio di Mkongo! Che gioia vedere e ascoltare i bambini sorridenti che intonavano il canto di benvenuto e i visi dei miei compagni di viaggio sorridenti fino alla commozione. Che gioia vedere i nostri giovani insieme a quelli dei villaggio impegnati nelle varie attività, falegnami, muratori, sarte, infermieri. E io li con i grandi e Baba Erik a pianificare giornate, programmi, progetti di aiuto e di collaborazione per il villaggio.  Certo in 15 anni Neema ha fatto un buon lavoro, ha costruito strutture, il dispensario per la salute, la scuola, grande aiuto formativo e di crescita per i ragazzi, ma soprattutto a costruito, fratellanza, condivisione e accoglienza. Insomma ha costruito gioia.

Enzo