Enzo e Paola

2011- Finalmente siamo partiti, la nostalgia per gli abitanti del villaggio e per quei luoghi cominciava ad essere forte.
Il viaggio è stato lungo e non molto agevole ma…eccoci qui al villaggio di Mkongo. Strette di mano, saluti di ben tornati, volti noti sorridenti.
Che meraviglia, siamo nuovamente con loro! Appena il tempo di posare i bagagli nelle nostre stanze e via…alla S. Messa dove tanti, tanti bambini vestiti tutti uguali riceveranno la loro prima Comunione, poi di nuovo strette di mano e foto, tante foto.
Torniamo alle stanze per il meritato riposo. Il nuovo giorno arriva presto e con lui, gli appunti delle cose da fare, i progetti da portare avanti.
Tutti rigorosamente da portare avanti nei sempre pochi giorni di permanenza. Ma sono solo i progetti scuola, dispensario e tanto altro le uniche cose importanti? No, non solo quello è importante! La convivenza e la condivisione sono forse più importanti.
Dobbiamo vivere calati nella loro realtà stando attenti a somigliare loro il più possibile sia negli atteggiamenti che nei comportamenti. Noi non siamo lì per insegnare la nostra civiltà, il nostro stile di vita, siamo lì per condividere la loro. Quello che andiamo a fare insieme è, e deve essere, sempre e solo una collaborazione. Noi abbiamo solo altri mezzi, più tecnologia e più denaro, ma loro hanno più ricchezza. Non quella materiale ma quella spirituale, condividono, solidarizzano, si aiutano. Nella loro povertà più che ricevere, sanno dare.
Ci hanno insegnato a stare insieme ed anche il nostro gruppo è diventato più unito di quanto già fosse.
Per questo ora che siamo tornati a casa, soddisfatti di quel poco che siamo riusciti a fare, con le valigie vuote, ma il cuore pieno di insegnamenti, ringraziamo il Signore di questa nuova opportunità che ci ha dato.

2009- Così ha esordito l’anziana donna “ sasa ninaweza hata kufa na heri” e baba Erik, il parroco, ha tradotto “Ora posso anche morire felice”. Poi ha continuato: “perché so che i miei figli grazie a voi ora possono istruirsi ed essere curati”. Non sappiamo spiegare cosa abbiamo provato in quel momento, di sicuro però lo stupore per la frase ci ha commosso. Avevamo ancora negli occhi il dispensario, scarno, carente e con pochi farmaci. Avevamo ancora negli occhi la salma dell’uomo morto di malaria, per il quale avevamo pregato insieme alla moglie, mesta e sola nella stanzetta. Avevamo in mente tutte le necessità del villaggio ed i pensieri rivolti a cercare soluzioni per migliorarlo. E lei, l’anziana signora, si alza e dice quelle parole. Se questo per lei è tanto, come era prima! E l’enorme dignità  della donna nel pronunciare quella frase? E la riconoscenza verso Neema? Impossibile non perdersi in mille pensieri, impossibile non fare paragoni fra di loro ed il nostro mondo. Allora la sera nel silenzio e nel buio, rivivendo altri momenti trascorsi in quei giorni, ci accorgiamo che non è solo l’anziana signora ad essere felice per quel poco che ha, ma anche gli altri abitanti del villaggio. Quelli che abbiamo incontrato sorridenti e gioiosi alla S. Messa di Natale, quelli che ci hanno stretto la mano per strada e soprattutto i bambini, che attaccati alle nostre dita, ci hanno accompagnato nelle nostre passeggiate. Allora come non ringraziarli per quello che ci hanno insegnato, come non ringraziarli per quello che ci hanno dato e come non tenerli nel cuore.

2008-……scrivi qualcosa per il giornalino dell’Associazione, mi dice Patrizia in macchina mentre torniamo insieme a Giuseppe ed a Paola da un convegno missionario. Fosse facile dico io, cosa posso scrivere d’interessante, proprio io che sono l’ultimo arrivato!? Siete tanti, e tutti avete avuto una o più esperienze dirette in Africa, chi meglio di voi? E il discorso cade lì.
Capita poi, che mentre la sera stai guardando con l’indifferenza che si merita la Tv, la frase di Patrizia ti torni in mente “dai Enzo scrivi qualcosa per il giornalino”. Solo il pensiero mi preoccupa e fra me e me penso: Come faccio a parlare dell’Africa, io che non ci sono stato! Poi una cosa comincia a frullarmi nella testa, è vero, non ci sono mai stato, ma io l’Africa la sto già vivendo e vedendo. La vedo e la vivo negli occhi e nella voce degli amici di Neema, nei loro racconti, nel loro impegno, nel loro entusiasmo, nella loro accoglienza, anche verso di me, insomma, l’hanno così ben inserita nella loro vita che trasuda da ogni loro atto e ti contagia. Mi torna allora alla mente la risposta che avevo dato a Patrizia “chi meglio di voi!”, quante volte l’avrò detto e quante volte avrò delegato gli altri? Penso ancora al vostro impegno e mi sento terribilmente egoista. Grazie Neema.