Giulia

2008- Capita a volte di fermarsi un istante e di accorgersi con uno strano senso di paura di aver corso tanto, di non ricordarsi come si è arrivati fin lì o dove si vuole andare. Questo tempo ci chiede efficienza, e ci persuade ogni volta a cercare la soluzione più “comoda” per noi…più vantaggiosa. Spesso, se si sta attenti capita di conoscere alcune realtà che “ti innamorano”, capita di conoscere storie e persone inverosimili, incredibili. Quelle volte acquisti, anzi adotti, con serenità un piccolo sogno quotidiano, che rischia ogni giorno di spegnersi e che per fortuna così tante volte rimane acceso. Protetto da cosa? Da chi? Lo stupore tante volte si fa palpabile davanti all’incontro con realtà che hanno il coraggio di porsi in contraddizione con quello che viene chiamato “il mondo di oggi”, che è solo una piccola faccia di questa immensità dove così tanto esempi di vita sono possibili, dove tanti esempi sono testimoni belli e nascosti di qualcosa di importante.
Lo stupore davanti a questo è l’ingrediente che porta domande, che porta a parlare con se stessi , a cercare il confronto con l’altro, a credere finalmente con il cuore che ci sia qualcosa di più grande di noi, qualcosa di così grande che riesce a sostenere, in equilibri quasi impossibili, tanti ideali e progetti…un qualcosa che si rende visibile agli occhi attenti. Stima e riconoscenza verso ogni associazione ma soprattutto verso ogni persona che partecipa a mantenere vivi dei sogni, dei credo, dei cantieri dove investe tempo ed energie; grazie ad ogni persona che testimonia nella quotidianità emozioni che sono l’immagine, il futuro di un “qualcosa di essenziale”, la cui ricerca non si deve mai fermare. Storie vicine e lontane, in casa come dall’altra parte del mondo. Chi sono quei pazzi  che decidono di spendere il loro tempo in queste scommesse….perché sono delle scommesse! L’unica cosa certa è che nell’altro, come in ognuno di noi, c’è qualcosa di immenso, di divino, che è sempre più difficile cogliere, proteggere; una volta che ci si accorge di questo, la scommessa è mettersi in gioco! Ed ecco che le storie di ognuno si intrecciano: è come un albero che trae forza dalle tante radici, cresce e dà vita a tante piccole foglie delicate. E’ lo stupore di vedere qualcosa di vivo, qualcosa che cresce e domandarsi, con un sorriso, a parte la “ fotosintesi clorofilliana”, come sia possibile che qualcosa di così bello esista.

2005- Mi sento un po’ impacciata e decisamente in difficoltà, oggi, a distanza di un mese circa dal ”grande viaggio”, davanti a questo foglio bianco…con una gran voglia di trovare le parole giuste per riuscire anche in minima parte, a trasmettere a chi legge la bellezza e la grandezza di un’esperienza come questa…e con la consapevolezza che non esistono parole che possano far rivivere emozioni così intense e vere, così semplici e forse per questo, oggi così rare.In questi giorni che hanno seguito il rientro nel “mondo dei confort e degli impegni”, ho vissuto la strana paura di poter dimenticare quello stile di vita “pole-pole”, quell’approccio sereno al trascorrere del tempo, che tanto mi aveva meravigliata ed incuriosita in Africa; così con la testa che ancora mi gira un po’ su questa giostra così veloce, cerco con decisione di tenere stretti quei tanti insegnamenti che mi sono stati regalati in questo viaggio.Penso  che chiunque viva un’esperienza di” incontro” con un’altra cultura, con un’altra terra…avverta nitida e fortemente sottolineata la sensazione di aver ricevuto molto più di quello che ha dato e ….per quanto tu stai leggendo possa credere a questo concetto, le emozioni di quei sorrisi, di quei canti, di quei colori, di quegli occhi che danzano, di quei bambini che ti prendono per mano, di quella generosità vera, di quella felicità sincera, di quel tempo che sembra dilatarsi in quella natura immensa, senza confini, di quei saluti che sono la prova di un’ospitalità sacra, della gioia di un incontro, la paura e la curiosità negli occhi di quei bambini così piccoli che sono capaci di trasformarsi in adulti e di stupirti ogni volta….è qualcosa che non può essere quantificato…sono esperienze che ti arricchiscono e ti regalano saggezza. Ho 21 anni e da 3-4 anni ho iniziato ad interessarmi ad una vocina dentro di me che aveva una gran voglia di viaggiare, di vedere chi c’era dall’altra parte della strasa, dall’altra parte del mondo…di conoscere altre realtà, altri stili di vita, altri valori; con questo viaggio ho avuto la conferma che è l’incontro con l’altro che colma quella sorta di inquietudine che tanto è diffusa nella nostra società…quel “male di vivere” che tanto farebbe ridere i miei amici africani….Nella calda Africa i problemi sono semplici e limpidi, non c’è bisogno di complicarsi la vita…quello che si desidera è l’essenziale e ci si rende conto che il liberarsi di tutto quello che è superfluo, ci alleggerisce,crea dello spazio dentro di noi e ci rende più facile sorridere, cantare, ballare…è bellissimo. Questa “serenità” che mi è stata molte volte trasmessa mi ha aiutato ad affrontare contrasti molto forti e difficili che ricordo tra i momenti più veri ed importanti. E’ tanta la rabbia che ti cresce dentro nel vedere la povertà, la malattia, l’ingiustizia, l’indifferenza, nel vedere intelligenze che non trovano opportunità, nel vedere come la semplicità della soluzione di molte problematiche sia ostacolata dalla stupidità di alcuni comportamenti, dall’ignoranza, nel vedere l’importanza e la ricchezza di piccole cose che noi diamo per scontate, nel vedere questa fede incrollabile…Mi ricordo una giornata nuvolosa a Mitoronij, un villaggio molto povero ed una chiesa spoglia: quattro mura ed un tetto bucato, qualche tronco faceva da panca…e quei canti mi sembravano così tristi e quelle donne che nonostante avessero  così poco erano lì che, cantavano, portavano sulla testa qualcosa come offerta….mi ricordo il volto di un bambino, non so perché ma quegli occhi non me li scorderò più, mi hanno detto tante cose….in quel momento mi è venuta in mente una canzone di Gino Paoli…”..ci sono dei giorni che Dio guarda da un’altra parte, forse non vuole vedere, segue un altro cantiere..” in quel momento quel viso bellissimo mi ha guardato ed ha sorriso…ci ho pensato tanto e…forse Dio è malato, ma se lo è, è malato lì in mezzo a loro, è proprio lì in quel bambino. La forte spiritualità che pervade queste esperienze l’ho avvertita subito…al primo flash della macchina fotografica, seguito da un salto altissimo dei tanti bambini che davanti alla” piccia” ( foto) scoppiavano di gioia…ho sentito nello stomaco un colpo forte, un salto al cuore ed ho visto per un istante chiare quelle emozioni, che ora non riuscirei a descrivere, ma che sono sicuramente l’incontro con qualcosa di molto, molto grande. Da parte mia vorrei solo riuscire a rendermi conto sempre di quanto sono fortunata e riuscire a sfoderare in ogni momento una profonda e sana curiosità verso la bellezza e la poesia che si può trovare in ogni incontro; al di la delle difficoltà…è soprattutto nel bisogno che ci sono gli incontri più veri!!! E dopo questo mio tifo spudorato per qquesta terra bellissima, come dice un mio amico” madre di tutte le terre” , piena di musica e colore e troppo spessa dimenticata, vi dico….PROVATE PER CREDERE!!!