Margherita

2009- Quante volte avevo sentito parlare del famoso mal d’Africa! E quante volte mi sono chiesta cosa fosse! Adesso, dopo l’esperienza in Tanzania mi sono “ammalata” anch’io ed avverto anch’io quel senso di inadeguatezza e nostalgia che mi stringe il cuore e lo stomaco. Conoscevo Neema già da qualche anno ma non avevo mai trovato il coraggio di partire! Non mi sentivo pronta per affrontare una realtà così diversa, avevo paura di non sapermi adattare, della poca pulizia, il cibo…ma alla fine la curiosità ha vinto il timore e lo scorso agosto sono partita per Mkongo. Ancora oggi ho la testa piena zeppa di pensieri, ricordi, domande….è difficile spiegare quello che lascia l’Africa a chi non è affetto da questo male. Non credo di essere tornata cambiata, ma credo di essere tornata più consapevole di me e del mondo che mi sta intorno. Là, con la filosofia del “pole pole” (piano piano), pensi di più, rifletti di più, e scopri lati di te rimasto nascosti. Mi sono meravigliata di come ho affrontato le scomodità, la poca igiene personale e la gelida doccia “ a secchio”, ma quando sei lì tutto ti viene spontaneo e naturale, perché tutte queste “mancanze” sono ricompensate dal calore e dall’umanità di quella gente, dalla voglia di integrarti a loro, di vivere con loro e come loro! Cose che fino a quel momento avevo solo immaginato ascoltando i racconti degli altri si sono trasformate in realtà:  è stato bello dare finalmente un volto al tanto rammentato Baba Erik, sentire la sua risata, vedere il bustani (l’orto) , il dispensario, assaggiare le “paste alla Kristandus”. Ogni giorno al villaggio è stato un insegnamento di umanità e fratellanza; ogni persona, vecchio o bambino, mi ha lasciato qualcosa…la vita là scorre semplice e dignitosa. Tutte le sere tornata in camera, mi spalmavo di autan e mi sdraiavo sul letto con il sorriso sulle labbra pensando alla giornata trascorsa! Poi però l’angoscia prendeva il sopravvento e pensavo: “io sono qua per 20 giorni, loro per una vita! E per una vita dovranno riuscire a sopravvivere…” In Africa i bambini muoiono per una banale diarrea, spesso non c’è acqua nemmeno per bere, figuriamoci per lavarsi, se il raccolto va male non c’è cibo, la maggior parte degli abitanti di Mkongo nasce e muore lì, non ci sono opportunità, non sono liberi di scegliere. Tornata a casa, con un pavimento, una doccia calda, tanti aggeggi inutili, sdraiata sul letto ho davvero capito quanto siamo fortunati….e la visione del mondo è cambiata inevitabilmente.